La crisi economica

LA CRISI ECONOMICA IN ATTO: come e perché ci siamo entrati, se e quando ne usciremo (ciò che la gente non deve sapere)

Quello che segue non è una passeggiata: non è un testo difficile, però è lungo e complesso, e comunque sicuramente istruttivo.

1) Come abbiamo fatto ad entrarci?

2) La situazione attuale.

3) Come e quando ne usciremo?

1) Come abbiamo fatto ad entrarci.

La causa prima sta nella differenza tra i due sistemi di erogazione dei prestiti bancari, quello europeo e quello anglosassone.

In Europa se uno va in banca a chiedere dei soldi gli fanno il contropelo per sapere come farà poi a restituirli. E se non dimostra di avere un reddito sufficiente per pagare le rate non gli danno un centesimo, neanche se si tratta di un mutuo con ipoteca sulla casa.

In America invece se uno vuole un prestito non gli chiedono se ha i soldi per pagare oppure no, basta che conceda l’ipoteca sulla casa: semplicemente lo avvertono che dopo la terza rata non pagata gli pignorano l’immobile e lo mettono all’asta.

E così centinaia di migliaia di americani hanno contratto dei mutui ipotecari a prescindere dal proprio reddito: e molti lo hanno fatto nel periodo di grande rialzo delle azioni del 2007 perché facevano il mutuo, prendevano i soldi, li investivano in borsa, e ci guadagnavano.

Poi i mercati si sono invertiti (come sempre, del resto, nei cicli di borsa), le azioni invece che rendere hanno cominciato a perdere di valore, e i mutuatari si sono trovati a non poter più pagare le rate.

E le banche gli hanno puntualmente pignorato le case e le hanno messe all’asta.

Ma le banche sapevano perfettamente che prestavano soldi a persone a rischio di insolvenza, cioè clienti poco affidabili: per cui invece che applicare il “prime rate”, cioè il tasso migliore riservato ai clienti migliori, gli applicavano un tasso maggiorato (da cui il nome di “mutui sub-prime”), così guadagnavano di più.

Ma come: le banche prestano i soldi a gente che sanno benissimo che poi non pagherà le rate?

Non esiste.

Non esiste in Europa, ma in America esiste benissimo, eccome!

Ma come, facendo così le banche non vanno forse incontro a fallimento sicuro?

Eh, no, le banche americane si erano (sono) attrezzate.

In Europa le banche raccolgono i soldi emettendo obbligazioni (il risparmiatore compera le obbligazioni Unicredit, Unicredit incassa i soldi e poi li presta a tasso più elevato a chi chiede i prestiti, guadagnando sulla differenza); in America invece le banche recuperano i soldi cedendo il credito a terzi. Società specializzate in questo settore sono tipicamente le agenzia governative Fannie Mae e Freddie Mac.

Ma allora, se poi il mutuatario non paga le rate, invece che fallire la banca falliscono loro!

Eh, no, anche queste si sono attrezzate.

Una volta pagata la banca e acquistato il credito (garantito da ipoteca!), emettono delle obbligazioni che sono ovviamente “garantite (dalle ipoteche)”, e le vendono in tutto il mondo. E siccome sono “obbligazioni garantite”, il nome suona bene, tutti le hanno comperate: i privati, le banche, i fondi pensione, i fondi comuni d’investimento.

E questo un po’ in tutto il mondo, ma principalmente negli USA e in Europa.

Ma poi, quando il debitore americano non paga più le rate, chi ci rimette è chi ha comperato le obbligazioni “garantite”!

Eh già, ed è proprio questo ciò che è accaduto.

Quando la bolla è esplosa, in America è successo il casino.

Le banche sono state accusate di aver approfittato dei loro clienti prima lucrando sui tassi d’interesse esosi, e poi appropriandosi delle loro case.

Le agenzie governative Fannie Mae e Freddie Mac sono state accusate di aver truffato la gente vendendo delle obbligazioni “garantite da ipoteche”, ma sapendo perfettamente che i mutuatari non sarebbero stati in grado di pagare per cui quelle obbligazioni sarebbero diventate carta straccia (i famosi “titoli spazzatura”).

Ci sono state interrogazioni al Congresso americano, denunce, processi, multe, condanne.

Ma, con tutto questo, chi aveva in tasca le obbligazioni “garantite” che non valevano più niente, era costretto a tenersele perché nessuno gliele comperava più.

Avere in tasca delle obbligazioni che “si crede” che valgano, e poi si scopre d’improvviso che non valgono più niente, ha impoverito di colpo il mondo intero.

E quando uno si ritrova improvvisamente più povero, non spende, non compra, non consuma.

E se la gente non consuma, le fabbriche non lavorano. E licenziano gli operai. Che a loro volta non spendono più perché non hanno più lo stipendio. Eccetera. E si va sempre più giù.

Ovviamente, chi è dipendente pubblico a stipendio fisso oppure pensionato di tutto questo neppure si accorge: con il risultato che questa crisi non colpisce tutti, ma soprattutto la componente operaia della società.

2) La situazione attuale.

A questo punto, che fare?

La FED, la banca centrale americana, si è vista costretta a comperare queste obbligazioni pagandole al loro valore nominale per ridare dei soldi a chi le aveva in tasca, pagandole con dollari nuovi di zecca stampati apposta per questa operazione (il famoso “Quantitative Easing”, “alleggerimento quantitativo”), cercando con ciò di ripristinare le capacità di spesa degli americani in modo da far riprendere il ciclo dei consumi e della produzione.

E infatti vediamo che negli USA l’economia ha realmente cominciato a muoversi.

Ci sono state molte critiche a questa operazione, perché così facendo la FED si è riempita zeppa di titoli che in realtà non valgono niente. Come farà la FED a sua volta a libersene?

Nessuno lo sa, è il più grosso punto di domanda in questo momento: perché comunque uscire da questa situazione non sarà indolore neppure per gli americani (quello che si teme è un aumento incontrollato e incontrollabile dell’inflazione nei prossimi anni, come effetto di questa enorme ondata di denaro liquido immessa nel sistema).

Ma c’è un altro aspetto da esaminare: che fine hanno fatto gli immobili ipotecati?

Le banche americane si sono trovate proprietarie di un mucchio di immobili di cui non sapevano che farsene, e che generavano solo costi per tasse, manutenzioni, spese condominiali, ecc.: per cui cercarono di disfarsene abbassando i prezzi (tanto, erano già stati pagati dai compratori delle obbligazioni “garantite”!).

Alla fine sono stati venduti degli appartamenti al prezzo simbolico di un dollaro!

Sì, ma il valore commerciale di quegli immobili è rimasto intatto, se l’appartamento da 1 dollaro viene rivenduto non viene rivenduto per 1 dollaro, ma al suo prezzo di mercato! Come la mettiamo?

Infatti questa è la stortura creata dal “Quantitative Easing”: la ricchezza rappresentata dal valore commerciale degli immobili è stata duplicata!

E in Europa?

Alla Banca Centrale Europea lo avevano capito subito che eravamo stati truffati dalle obbligazioni emesse dalla Fannie Mae e Freddie Mac, ma cosa potevano fare? Dichiarare guerra all’America perché eravamo stati truffati? o “incartarsela”?

Ovvio, “incartarsela”.

Ma non potevano mica andarlo a dire in giro!

Sì, però alla BCE all’idea di fare come in America e stampare Euro nuovi per comperare le obbligazioni “spazzatura” americane, gli si torcevano le budella: perché un conto è la FED che salvava i “suoi” concittadini, un altro è la BCE che avrebbe dovuto anche lei contribuire, comperando i “titoli spazzatura” americani, a salvare non i cittadini europei, ma quelli americani!

Da qui tutta la ritrosìa della BCE a mettersi anche lei a fare quello che faceva la FED.

Però, tira e molla, qualcosa deve pur fare se non vuole che le cose peggiorino sempre di più (come in effetti sta succedendo).

3) Come e quando ne usciremo?

Riassumendo, la situazione è la seguente.

In Europa abbiamo comperato, collettivamente, una enorme quantità di obbligazioni che al momento dell’acquisto valevano soldi, mentre adesso non valgono più niente.

E non possiamo neppure lamentarci, perché nei prospetti informativi c’era scritto chiaro che si trattava di obbligazioni “garantite da mutui ipotecari” e nona capitale garantito”!

Io capisco il privato che se non gli spiegano la differenza non può afferrarla da solo, ma le banche, i fondi pensione, i fondi comuni d’investimento, eccetera, hanno i loro analisti di professione, che queste cose le sanno benissimo! Ma allora, perché le hanno messe nei portafogli dei clienti? Beh, sia perché rendevano, sia perché (soprattutto) le provvigioni erano pingui (per forza: se si vuol essere certi che un prodotto scadente verrà offerto ai clienti, bisogna che le provvigioni pagate siamo più alte di quelle degli altri prodotti!). E poi, se succede il patatrac, mica pagano loro! E infatti non mi risulta che nessuno dei gestori dei fondi pensione e dei fondi comuni sia stato rimosso: sono ancora lì, lautamente pagati, e i clienti che ci rimettono si arrangino!

Ma i privati potrebbero citare in giudizio le banche e i promotori finanziari per non averli compiutamente informati?

In teoria sì, ma nessun giudice gli darebbe udienza: sono stati “incauti acquisti”, e chi è colpa del suo mal pianga sé stesso!

Portiamo ora il problema a livello di singola famiglia.

È esattamente come se in una famiglia uno avesse prestato fideiussione (comprando quelle obbligazioni) al mutuatario americano: per cui, se il mutuatario non paga, paga il fideiussore.

E se il fideiussore non ha i soldi, deve fare un prestito da rimborsare a rate.

Ora, se c’è un po’ di ripresa, cioè se in una famiglia un disoccupato comincia lavorare per cui entra in casa una paga in più, è più facile per la famiglia pagare le rate.

E se c’è in po’ di inflazione, prezzi i aumento ma anche salari in aumento, mentre le rate da pagare restano fisse, è più facile pagarle.

Ci vorrebbe una crescita almeno del due o tre % all’anno: ma in questo momento in Italia siamo prossimi allo zero.

Poi ci vorrebbe un’inflazione anche questa tra il due il tre % all’anno, ma anche qui siamo prossimi allo zero: anzi, la BCE è allarmata perché stiamo andando verso la deflazione, cioè prezzi in calo e stipendi in calo, il che è ancora peggio.

Attualmente, in Italia stiamo lavorando solo per pagare gli interessi sui titoli del debito pubblico (BOT, CCT, buoni postali, ecc.), ma non riusciamo a decurtarlo.

In queste condizioni, non ne usciremo mai.

Ma se anche ci fosse, per miracolo, crescita + inflazione = poniamo 5% all’anno, ci vorranno 10 anni per dimezzare il debito pubblico, in modo che il governo abbia davvero soldi da dedicare alla crescita.

Quindi, ben che vada, per almeno dieci anni i problemi resteranno.

Ma nel frattempo le fabbriche si riorganizzano, tutte le attività si riorganizzano, più automazione, più computer, e meno manodopera. Con il risultato che nulla tornerà più come prima.

Di questo dobbiamo renderci conto tutti: e anche l’Amministrazione Comunale, se non vuol far finta di niente e ignorare il problema, deve riorientare le sue scelte sui programmi amministrativi per il futuro.

Se qui ad Arsiè non c’è la possibilità di una ripresa che porti occupazione industriale, bisogna per forza che l’Amministrazione Comunale faccia di tutto per attivare tutte le risorse locali (lago, turismo, agricoltura, eventi culturali e sportivi, insomma qualsiasi cosa, “tutto fa brodo”) pur di generare delle attività economiche che si autosostengano e che creino qualche nuovo posto di lavoro.

Altrimenti il Comune di Arsiè, che già è in coda agli altri Comuni per conto suo, resterà sempre più indietro.

Dario Dall’Agnol

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