Cineforum: approfondimento

Nella puntata precedente accennavamo ad una certa Maria Tarnowsky (detta la Tarnowska) processata in corte d’Assise per omicidio. Presiedeva il nostro Angelo Fusinato. Qui sotto potete vedere la foto del busto e la relativa dedica esposti nel salone della Corte di Appello di Venezia. Questo non è tutto: Angelo Fusinato è l’unico giudice al quale sia stato dedicato un busto in quella sala! Stupisce che a quel tempo gli uomini venissero considerati per la loro levatura morale e senso della giustizia, concetti alieni nella società in cui viviamo oggi. La bellissima dedica recita testualmente:

“Venti anni in queste aule
vestì la toga del giudice
il primo presidente
Angelo Fusinato
nel cui ministero
l’ideale della umana giustizia
diede la misura del suo tormento
toccò il vertice della sua nobiltà.
Curia e foro
vollero qui la sua immagine
perchè durasse alla loro fatica
la luce di quell’esempio
Arsiè 1855 – 1926″

La tomba del nostro illustre concittadino si trova tra quelle monumentali del cimitero di Arsiè.

Busto        dedica            FusA-lap.1_mini            FusA-tomba_mini

Share Button

2 pensieri su “Cineforum: approfondimento”

  1. Mi chiedo una cosa: all’inizio della serata è emerso che l’appuntamento era prevalentemente rivolto ai giovani per dar loro uno spunto culturale su cui lavorare per ottenerne un beneficio turistico-economico. Ho capito bene?
    La domanda quindi è: Ma questi giovani, in qualche modo sono stati informati, contattati, invitati, lusingati, stimolati in qualche modo alla partecipazione??? Perché mi rendo conto che il solo fatto di esporre avvisi cartacei o anche telematici rimangono spesso disattesi.. quello che serve sempre più è il contatto personale che naturalmente è più difficile ma probabilmente il più efficace.
    Poi c’è la questione che la maggior parte dei convenuti (compreso il sottoscritto) ha partecipato attratto dal titolo: cineforum! Convinto che la serata avesse solo fine culturale. Infatti avevo cercato di organizzare il gruppetto solito con cui partecipo ad eventi culturali (naturalmente media di età over-anta), ma non avuto riscontro per altri impegni dei contattati.
    Per il resto, rimango della mia opinione: la gioventù locale che è partecipe a poco o per niente a quello che viene proposto in loco (extra qualche festa tipo summer-fest e similari), vuol dire che a loro va bene così e non hanno bisogno di altro…
    Quindi provoco: vale la pena di continuare a rompersi per chi non sente o attivarsi per continuare a coltivare quel poco che resta????

    1. Questo è un tentativo per sensibilizzare gli arsedesi, quelli giovani in particolare, sull’argomento cultura. Imparare ad apprezzarla rende possibile venderla e se riusciamo a farlo tutti ci guadagnano, non solo dal punto di vista meramente economico (anche se non è da disprezzare, anzi!).
      I giovani sono stati contattati anche singolarmente sia da me che da Dario: quelli che ho sentito io vanno dal deluso (“tanto non cambierà mai niente”) al menefreghismo totale. Non mi sento di giudicare, anche perchè io stesso sarei tentato di pensarla come loro e qui arrivo alla tua provocazione: la mia risposta è che vale la pena tentare, se non altro per un problema mio personale di coscienza. Voglio tentare qualcosa e se non viene recepito significa che stiamo affrontando il problema nel modo sbagliato e ci sarà, un domani, qualcuno più in gamba che riuscirà a fare meglio; altrimenti siamo destinati al nulla. Niente di drammatico ovviamente, solo che trovo difficile che un popolo che non conosce la propria storia riesca a darsi un’identità e ad identificarsi come appartenente ad una società. Va da sè che non considero l’ingurgitare ettolitri di birra come un segno di identità socio-culturale

Lascia un commento